Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) – L’influenza A mette d’accordo i medici italiani. Tutti, o quasi, sembrano essere concordi almeno su un punto: intorno a questa pandemia si sta facendo troppo clamore. La colpa? Naturalmente dei media.
E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato da ‘Quotivadis’, quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis. A sottolineare l’eccessivo allarmismo da parte dei mezzi di informazione nazionali era stato anche il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio in una recente intervista. “In Italia – aveva detto il viceministro – si sta forse drammatizzando troppo l’emergenza, pure seria e reale, legata alla pandemia in corso. In effetti, leggendo la stampa straniera – aveva aggiunto – vedo meno allarmismo”. Dal sondaggio di Quotivadis, nello specifico, emerge che il 77% dei camici bianchi ritiene esagerato il clamore alimentato dai media intorno alla nuova influenza.
A questi, va ad aggiungersi un altro 18% di medici convinti che in fondo si tratta di un virus non particolarmente pericoloso. Solo una piccola minoranza, il 5% dei camici bianchi, ritiene giusto l’interesse costante di stampa e tv per questa pandemia. Per questi, infatti, è bene tenere alta l’attenzione.
I mezzi d’informazione, così chiamati in causa, ritenuti responsabili dell’eccessivo clamore, rispondono:
“E’ vero che intorno all’influenza A c’è stato e c’è troppo clamore, ma puntare il dito solo contro i media non è corretto. Senza voler fare polemica mi sembra che, almeno in questo caso, la responsabilità sia soprattutto della ‘confusa’ informazione data dalle fonti primarie: Oms, ministero della Salute, medici di famiglia ed esperti”. Ad affermarlo è il vicepresidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enrico Paissan, che commenta così i risultati del sondaggio condotto da ‘Quotivadis’, quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis.
Indagine da cui è emerso che il 95% dei camici bianchi ritiene esagerato il clamore alimentato dai media intorno alla nuova influenza. “Credo che su questa pandemia – sottolinea Paissan all’ADNKRONOS SALUTE – le principali fonti di informazione, nazionali e internazionali, abbiano cambiato opinione ogni 15 giorni. Gli stessi medici di famiglia non sembrano essere tutti concordi, ad esempio, sulla vaccinazione contro il virus. Questo – aggiunge – può aver generato un po’ di confusione, che unita a una certa volontà da parte dei giornalisti di ‘agitare’ il tema, ha fatto il resto”.
Per il vicepresidente, quella dell’informazione medico-scientifica è comunque una materia delicata che andrebbe in qualche modo regolamentata. “Bisogna evitare che questo tipo di informazione – sottolinea Paissan – venga condizionata dalle pressioni delle aziende farmaceutiche. Credo – conclude – che bisognerebbe mettere a punto un protocollo nazionale d’intesa tra l’Ordine dei giornalisti e l’Ordine dei medici, ispirato proprio ai rispettivi comportamenti da tenere in tema di comunicazione scientifica”.

















































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